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08.04.19

Mostra fotografica, Vino oltre gli oggetti

Zenato e Accademia di Belle Arti di Brera

Vino. Oltre gli oggetti

Milano, 8 -18 aprile 2019

Immagini che non documentano, evocano. Scatti che cercano di andare oltre gli oggetti che ritraggono. La terra della Lugana e della Valpolicella, la vite, le botti in legno, i contenitori di vetro, strumenti e macchine, diventano, attraverso l’immaginario fotografico e la lettura libera di cinque giovani creativi, qualcosa di “oltre” rispetto alla loro primaria funzione.

L’intimo nesso tra tradizione vitivinicola e sperimentazione trova la sua realizzazione nel segno dell’arte nella mostra fotografica “Vino. Oltre gli oggetti”, realizzata dal Master di Fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano e fortemente voluta dall’azienda vitivinicola veronese Zenato. La mostra è allestita a Milano dall’8 al 18 aprile 2019 in occasione del Salone del Mobile, presso Bottega Immagine (via Farini, 60).

La mostra fotografica è accompagnata da un catalogo, in italiano e inglese, Biblos Edizioni.

La prima di una serie di quattro “esperienze” che vedranno coinvolte altrettante scuole di Fotografia Internazionali in Europa, Stati Uniti e Asia e che coincide con la creazione della Zenato Academy, un laboratorio permanente di studio e sperimentazione in campo culturale e in particolare nell’ambito fotografico, luogo ideale in cui sostenere giovani artisti.

Cinque studenti dell’Accademia di Brera, Giacomo Alberico, Cecilia Del Gatto, Alessandra Draghi, Cesare Lopopolo e Anna Vezzosi, coordinati dal docente e critico d’arte Luca Panaro, hanno indagato gli oggetti utilizzati per la produzione del vino, rendendo vivo e presente un significato latente, pensandoli in maniera nuova e fresca al di là dell’uso convenzionale.

“Ecco un nuovo progetto, una nuova sfida, il desiderio che ci ha sempre contraddistinto nel guardare oltre, nell’esplorare al di là di ciò che già conosciamo – dichiara Nadia Zenato –. E’ stato molto stimolante vedere all’opera giovani creativi che con uno sguardo nuovo e libero hanno messo a fuoco un significato che va oltre a quello specifico degli oggetti protagonisti del nostro lavoro quotidiano”.

“In terra di Lugana abbiamo creduto e investito nelle straordinarie potenzialità di un vitigno autoctono in tempi in cui era sconosciuto – prosegue Zenato - In Valpolicella, recuperando la millenaria tradizione vitivinicola lì radicata, abbiamo intrapreso un percorso basato sulla ricerca e l’innovazione. La nostra passione ci ha sempre portato ad intrecciare il lavoro di viticoltori con il rispetto per il territorio e una naturale spinta verso il bello e l’arte, che oggi si esprime nella mostra fotografica Vino. Oltre gli oggetti”.

Venerdì 12 aprile sono consegnate dalla famiglia Zenato 5 borse di studio ai giovani fotografi protagonisti del progetto.

“La fotografia, più di ogni altro linguaggio, ha la capacità di trasfigurare la realtà – spiega Luca Panaro -. Ciò vuol dire che gli oggetti rappresentati nelle immagini fotografiche vengano interpretati in modo altro rispetto alla loro tradizionale funzione. Ho scelto di indagare gli oggetti come fonte di conoscenza, esemplari silenti della produzione del vino, necessari ad attestarne la tecnica, la cultura, l’economia, ma anche una semplice suggestione”.

Le scelte compiute da ciascuno dei 5 autori hanno portato alla ripresa di forme ravvicinate che tendono all’astrazione rappresentativa. Le fotografie di Giacomo Alberico, dal titolo “Se nell’attesa”, mostrano le botti custodite nelle cantine Zenato, fotografate in modo da valorizzarne la componente estetica e le relazioni fisiche che si instaurano tra questi grandi e nobili contenitori. Per Cecilia Del Gatto, nella serie “Méscita”, il bicchiere e le differenti gradazioni cromatiche del vino divengono protagoniste, creando un parallelismo con i colori della tradizione artistica italiana. Alessandra Draghi porta alla nostra attenzione un oggetto del mestiere, l’alzavino, detto anche “Ladro”, accostato in un set fotografico a elementi naturali prelevati sul territorio. “Le cose sensibili” di Cesare Lopopolo sono invece gli strumenti meccanici, presenza imponente e caratterizzante il paesaggio dell’azienda vitivinicola. Per finire, Anna Vezzosi con la serie “Punti di origine” ci riporta alla tradizione: la terra, una delle prime bottiglie di Lugana del 1973, un cerchio bianco a indicare le radici della vite autoctona.

Le opere

Giacomo Alberico: Se nell’attesa

La ricerca visiva di Giacomo Alberico si focalizza sulle cantine della tenuta Zenato di S. Cristina, a San Benedetto di Lugana, spazi affascinanti che contengono le botti e le bottiglie dei vini più pregiati. La caratteristica luce soffusa e la temperatura mite del luogo, che contribuiscono a creare un ambiente unico in termini sensoriali, diventa la location d’elezione in cui rappresentare gli imponenti e statici “oggetti” che dominano la cantina. Durante la realizzazione delle immagini, l’autore si è interrogato sul ruolo della luce come strumento d’indagine, utile a far emergere particolari inaspettati delle grandi botti, fotografate prevalentemente in modo ravvicinato. La componente estetica di questi nobili contenitori, aldilà della specifica funzione, trasmette l’attesa necessaria alla produzione di un buon vino, oltre al lento ma progressivo passaggio del tempo. L’ambiente è pervaso da un’atmosfera che induce Alberico a rivolgere il proprio sguardo alle superfici, così da mostrarle in modo più accurato, sicuramente differente dalla tradizionale percezione che abbiamo di questi oggetti. Dalla stasi apparente suggerita dal luogo nasce un vino raffinato, che l’autore non mostra nelle sue immagini, ma suggerisce soltanto, restituendo con una serie di fotografie rigorosamente in bianco e nero, le relazioni fisiche che si instaurano tra gli oggetti e gli spazi della cantina.

Cecilia Del Gatto: Méscita

All’interno delle cantine, ogni vino Zenato segue un particolare percorso di lavorazione, per svelare tutta la sua essenza al momento della degustazione. L’olfatto, il gusto e la vista sono i sensi direttamente coinvolti nell’esperienza del vino. Cecilia Del Gatto, muovendosi nell’ambito delle arti visive, non può che privilegiare la vista nell’indagine fotografica che è chiamata a realizzare. Il colore è l’aspetto più evidente se parliamo di visivo e le differenti gamme cromatiche del vino sono ciò che più solletica lo sguardo. L’autrice crea un ponte tra il suo mondo di appartenenza, l’arte, e la produzione dell’azienda vitivinicola. L’azione del mescere, cioè del versare nel bicchiere, diviene il collante tra due differenti ambienti, dove la gradazione cromatica è un ulteriore punto di unione. Le cinque immagini mostrano ciascuna una fotografia appesa a un filo, come accade in camera oscura, ogni fotografia si distingue per una rappresentazione che ricorda l’iconografia pittorica dell’arte rinascimentale. Un corpo di donna, senza volto, in posa ieratica, custodisce con devozione il nettare degli Dei che, dalla fotografia appesa, viene versato nel bicchiere in primo piano. Del Gatto suggerisce metaforicamente lo stretto legame che unisce la sacralità della tradizione pittorica italiana, con le caratteristiche “estetiche” del vino: limpidezza, trasparenza, fluidità, colore.

Alessandra Draghi: Ladro

Protagonista della serie fotografica di Alessandra Draghi è un alzavino in vetro, in gergo anche detto “Ladro” in quanto con il suo utilizzo si “ruba” un campione di vino dal foro della botte, per l’assaggio o la misurazione. L’oggetto ricopre un ruolo importante nel ciclo di produzione del vino. La sua forma è molto particolare: un lungo tubo in vetro di piccolo diametro con un rigonfiamento nella parte superiore all’altezza del manico. Nelle immagini il Ladro viene indagato entrando nel dettaglio delle sue particolarità, messe in luce da una serie di composizioni che evidenziano la bellezza plastica di questo strumento, così semplice nella funzione che svolge, ma particolarmente potente dal punto di vista estetico-visivo. Le fotografie di Draghi mostrano l’oggetto accostato a elementi naturali come l’acqua, il raspo d’uva, un ramo di vite, il tutto prelevato direttamente sul territorio, cioè la tenuta Zenato di S. Cristina. L’autrice è interessata a far emergere dalle sue immagini l’attenzione dell’uomo e le cure enologiche che coniugano l’antica sapienza con il desiderio di produzione. Il Ladro, strumento antico e nobile, nella serie fotografica di Alessandra Draghi si nasconde perlopiù al nostro sguardo curioso, mostrandosi in modo frammentato o riflesso. Questo suo apparire con discrezione lo rende misterioso e desiderabile al di là della sua funzione.

Cesare Lopopolo: Le cose sensibili

Il tema della serie di Cesare Lopopolo è l’oggetto-macchina, lo strumento meccanico, elemento fondamentale della produzione, presenza imponente e caratterizzante il paesaggio. L’autore evidenzia come nei luoghi del vino, la tecnologia meccanica e l’ambiente naturale entrino in perfetta sintonia. Il “braccio” della grande struttura in acciaio della tenuta Zenato di S. Cristina, se osservato con una certa attenzione, è simile ai rami della vegetazione che costeggia la vigna. Le immagini fotografiche di Lopopolo indugiano sui dettagli, mediante uno studio ravvicinato e teso alla valorizzazione delle forme. Il contorno delle strutture metalliche, utili alla lavorazione delle uve, si staglia nella campitura uniforme del cielo, disegnando forme di un’inaspettata piacevolezza estetica. Come nella migliore tradizione fotografica, la presenza dell’uomo si percepisce dalle immagini anche in assenza della figura umana e di una sua evidente azione. Una semplice scala metallica colpita dal sole, entra in dialogo con l’ambiente circostante, offrendo all’occhio di chi la osserva innumerevoli soluzioni di utilizzo. Le cisterne di stoccaggio, dalle forme ampie e morbide, entrano in contatto con il paesaggio circostante, lasciandolo intravedere in prospettiva. In questa cornice onirica, un oggetto, anche sospeso, allude tacitamente ad un’azione, tesa a favorire un racconto.

Anna Vezzosi: Punti di origine

Il lavoro di Anna Vezzosi verte sul concetto di origine. La bottiglia del 1973 rappresenta la tradizione, il desiderio di Sergio Zenato nel valorizzare le potenzialità ancora inespresse del vitigno autoctono Trebbiano di Lugana. La presenza della terra nelle immagini è un chiaro rifermento a ciò che si genera, alla fatica dell’uomo, alla cultura del luogo. Poi compaiono elementi naturali derivanti dal vigneto, raccolti e presentati dall’autrice come reperti archeologici, appartenenti ad un tempo arcaico. Simbolo dell’evoluzione della pianta, studiata con molta precisione e attenzione per produrre un vino di qualità e in continua evoluzione. Questi materiali rimandano alla nascita dell’azienda che coincide con la conoscenza profonda del territorio e dei prodotti, un punto in cui storia naturale e umana si incontrano costantemente. La presenza ripetuta della carta millimetrata rappresenta per Vezzosi la precisione scientifica che si respira in azienda e la cura necessaria a una produzione di alta qualità. L’unica fotografia verticale della serie è lì a indicare il punto di origine, dove la pianta e il terreno si incontrano. Sintesi della costruzione di tutti i progetti evolutivi, passati e futuri, legati ai vini Zenato. Il punto bianco definisce il luogo in cui le fondamenta (radici) iniziano a divenire architettura (albero), il punto in cui le idee si trasformano in progetti.

 

Mostra Fotografica “Vino. Oltre gli oggetti”

8-18 aprile 2019 Bottega Immagine, via Farini 60, Milano

Orario: lunedì-domenica 16.30 – 19.30

Ingresso libero

Visite guidate con gli autori delle opere

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – www.zenato.it

Catalogo “Vino. Oltre gli oggetti”

A cura di: Luca Panaro 

Fotografi: Giacomo Alberico, Cecilia Del Gatto, Alessandra Draghi, Cesare Lopopolo, Anna Vezzosi

Formato: 23x28cm - Pagine: 64 - Legatura: Brossura con copertina cartonata

Lingua: Italiano e Inglese

ISBN: 978-88-6448-137-1

Prezzo di copertina: € 30.00

Editore: Biblos Edizioni

Anno edizione: 2019

“Vino. Oltre gli oggetti” è il quinto volume di una collana iniziata da Zenato nel 2010, espressione naturale della piena armonia e affinità fra i valori della vocazione vinicola e delle arti.

 

Zenato Azienda Vitivinicola -Via San Benedetto, 8 Peschiera del Garda (VR)

Press: Lucia Benedini – 347 4188852 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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